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Riconoscere le scatolette della prima guerra mondiale

Ci sono tre libri che potete usare come riferimento dal titolo “La grande guerra di latta” (volumi da 1 a 3) degli autori Giovanni Dalle Fusine e Gianluigi Demenego.

Purtroppo sono spesso non disponibili, bisogna cercarli in varie librerie o presso le biblioteche. Ad esempio, le biblioteche del vicentino ne hanno alcune copie che potete prendere in prestito.

I volumetti contengono moltissime foto, storie della produzione e dei produttori e permettono di riconoscere i propri ritrovamenti (dopo che li avrete trattati con l’acido ossalico, ovviamente).

I tre volumi “La grande guerra di latta”

Si parla non solo di scatolette italiane ma anche prodotte all’estero (sia per i soldati italiani che per quelli austro-ungarici).

Se amate questo tipo di cimelio e trovate i libri, è una spese ben fatta!

In rete non si trova molto: materiale sparso, qualche foto magari di una scatoletta simile ma in condizioni migliori. Musei ce ne sono ma non sono stati evidentemente digitalizzati.

Qualche informazione potete trovarla nel documento “Eppur si mangiava: la grande guerra in scatoletta” distribuito dal sito del Ministero della Difesa e che vi riporto anche qui sotto sa mai risultasse non più disponibile:

Altro documento interessate è questo “Eppur si mangia…“, non limitato alle scatolette ma esteso a tutta l’alimentazione. Lo metto a disposizione anche qui giusto per sicurezza.

Dalla Norvegia

Molto scatolette arrivavano direttamente dalla Norvegia, in particolare da un paese di nome Stavanger, che ha anche un museo sulla produzione di cibo in scatola.

Il museo ha una versione digitale dove potete vedere molte foto e magari riconoscere una delle vostre scatolette. Ad esempio, quella che vedete qui sotto, esperimento con l’ossalico, oltre ad avere la scritta NORVEGE impressa ha anche la classica apertura delle scatole che trovate nel museo. Il tipo di apertura e le misure combaciano con le scatolette della Swedish Preserving Union.

Alcuni recuperi

Un recupero fatto da un amico e poi trattato da me con l’ossalico è questa scatoletta di filetti d’acciughe della Società Alimentare Milanese, riconosciuta proprio per la presenza in uno dei tre volumi.

Ecco invece un paio recuperate da me.

Per chi ne avesse la passione, un sito dedicato alle scatolette manca proprio e con un po’ di fatica e la collaborazione dei collezionisti non sarebbe difficile metterlo in piedi!

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