Girare le palle: dalle trincee della Prima Guerra Mondiale o no?

Il mito vuole che l’espressione “non farmi girare le palle”, venga dalla Grande Guerra. In che modo? Si tratterebbe di staccare ed invertire l’ogiva della cartuccia che, una volta sparata in quel modo, avrebbe provocato danni terrificanti a chi fosse stato colpito.

Non sapendo niente di balistica, non entriamo nel merito ma ci concentriamo su una domanda: un’espressione del genere era usata anche prima della guerra?

Lo facciamo, come abbiamo fatto con l’espressione “rompere le scatole” cercando qualche riferimento su Google Books. In particolare cerchiamo “girare le balle” che fornisce qualche risultato interessante.

Troviamo, ad esempio, il Vocabulario dei dialetti Bergamaschi antichi e moderni di Tirabosco, del 1973, che spiega l’espressione equivalente in bergamasco:

Anzi, sempre con riferimento alle “bale”, trovate anche altre espressioni che sono ancora in uso oggi.

Dobbiamo quindi rassegnarci al fatto che quel modo di dire non sia nato nella terribile vita da trincea, ma non si può escludere che in quel periodo sia stato collegato anche a quella non chiaramente documentata pratica di girare le ogive delle cartucce.

Alcune note

Può essere che qualcuno abbia provato a girare un’ogiva e spararla e può essere che produca danni notevoli. Anzi, sarebbe strano pensare che nessuno ci avesse provato. La guerra, purtroppo, è quel momento nel quale si produce il massimo sforzo per essere il più disumano possibile.

E’ anche lecito che fossero stati dati precisi ordini di non farlo, magari per “etica di combattimento” o magari perché le probabilità di rovinare il fucile o di farselo esplodere in faccia non fossero così remote.

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